Routine

Abbiamo una routine la mia umana e io.

A giorni a giorni si è costruita, ed ora è come una specie di danza.
O almeno: lo è fino a quando io non la faccio inciampare capitando le fra i piedi (ma è così divertente quando riesco a farla incespicare ..che non so resistere!)

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In ogni caso… vi stavo parlando della nostra routine. Di quella specie di danza che facciamo dalla mattina alla sera, da quando lei si sveglia (e io sono già attiva da ore – ORE! Non riuscirò mai a capire cosa ci trovi a dormire fino alle 9 della mattina… è molto meglio alzarsi presto e poi dormire per il resto della giornata! Invece di sprecare le ore migliori in stupide attività da umani… bah), a quando andiamo a nanna.

E’ una routine ben consolidata perchè, si sa, a noi gatti non piace cambiare le cose. E la mia umana mi scombussola già abbastanza quando mi impacchetta nel mio trasportino e mi porta nell’altra casa, o mi riporta qui, nella nostra casina. In ogni caso, io tento di mantenere le mie abitudini, e quindi, faccio stare in riga anche lei.

L’agenda della nostra giornata, infatti, si può riassumere in pochi, ma pregnanti momenti:

ore 7.00 mi sveglio – faccio colazione con i pochi croccantini che mi sono lasciata durante gli spuntini notturni, uso la cassettina facendo più rumore di scavo possibile (non si sa mai che l’umana decida di alzarsi e darmi da mangiare seriamente, e poi gioco per circa 15 minuti – stesso intento, di svegliarla, ma lei niente -)

Ore 7.15 salto sul letto dell’umana – gioco per altri 10 minuti fino a che la stanchezza non mi prende, e mi riaddormento. La maledetta ormai ha imparato e non mi fila di pezza fino a che non mi rimetto giù buona. Insistere è inutile.

Ore 8.30 mi sveglio dinuovo – l’umana si gira nel letto, vado a controllare che sia sveglia. Non mi fila.

ore 8.35 alle ore 8.50 – controllo con candenza 5minutale che l’umana si svegli

ore 8.51 inizio a miagolare intensamente – dopotutto l’umana mi paga in croccantini per non dover accendere più la sveglia, la mattina. Un bel risparmio, lasciatelo dire a me

Ore 9.00 salto a piè pari sullo stomaco dell’umana – facile da indovinare sotto le coperte. Ho una mira infallibile. FINALMENTE si alza.

Ore 9.10 l’umana esce dal bagno – dopo avermi abbeverata al lavandino apre le finestre

Ore 9.30 l’umana finisce di fare colazione – insiste per spazzolarmi, darmi la medicina per le palle di pelo che mi hanno fatta stare tanto male, poi mi premia con la colazione. Ultimamente la qualità delle scatolette èmigliorata. Lo sapevo che il digiuno di protesta avrebbe funzionato.

Ore 9.50 l’umana si mette a lavorare e anche io: turno di vedetta alla finestra contro piccioni e mosche. E’ un lavoro duro ma qualcuno deve farlo.

La mattinata passa così, mentre ogni tanto vado a interrompere quello che fa l’umana, le mordicchio le mani o le salto sulla tastiera del computer, giusto per ricordarle che lei non esiste per altro motivo se non per far divertire me, o per darmi da mangiare.

Nel pomeriggio la lascio in pace: il richiamo dei vari angolini della casa in cui fare un pisolino è irresistibile, e io non voglio che l’umana scopra un’abitudine nella rotazione casuale che scelgo fra cassetta-letto-cuccia-tappeto del bagno-sedia.

Verso le 19.00 l’umana prepara la cena – è il momento ideale per cominciare a correre pazzamente per la casa, dietro ai miei giochini o fingendo degli agguati clamorosi alle sue caviglie. Lei è assorta nelle sue faccende e non mi corre dietro con l’aspirapolvere, il che è un bene.

Ore 20.30 circa terminate le faccende l’umana si sdraia, alla ricerca di pace e riposo… ed è in quel momento che mi sveglio del tutto, combinando più disastri possibili, arotazione fra: utilizzare la cassetta con gran fragore e spargendo cristalli dappertutto, mangiucchiare le sue piante, saltare ossessivamente per cercare di graffiare via le foto dal muro (mi urtano le foto sul muro!), raggrumare tutti i tappeti mentre do la caccia a qualche ratto immaginario o alle mie adorate palline di carta, tirare fuori la carta dalla raccolta differenziata e spargerla per casa, prendere le matite dal portamatite e spargerle per casa e sotto i mobili (così poi lei fa fatica a recuperarle), sollevare il tappo dai lavandni… cose di ordinaria amministrazione felina.

Ore 21.30 la stanchezza mi vince, dormo – la maledetta prende la sua rivincita svegliandomi con coccole e carezzine, non gradite. Io scappo.

Ore 23.00 mi sembra anche ora che la pianti di tenere le luci accese e si metta a dormire, come faccio io. Miagolo disperata fino a che non spegne. Lei spegne. Andiamo finalmente a dormire

Ore 23.15 ma prima, proprio al punto in cui il sonno la vince… io devo usare la cassetta, rilasciando l’arma chimica finale. Che la costringe ad alzarsi dinuovo, scendere, pulire tutto (perchè lo sa che amo la sabbia pulita e non sopporto i cattivi odori!), e tornare a letto.

Ho pietà, la lascio dormire. A volte mi accoccolo ai suoi piedi, sulla mia copertina.

Ore 3.00 la sua vendetta è atroce – l’umana si alza per andare in bagno, mi sveglia. Ma a me piace perchè poi mi fa le coccoline per quarti d’ora interi, anche sulla pancia.

Ore 3.30 torniamo a dormire. Ed è pace fino al mattino.

L’umana dice che è l’amore. L’amore che è fatto di abitudini in comune.

Io… non so.

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La curiosità…

Noi gatti si sa, siamo curiosi.
Non vedo perchè farne una tragedia, dopotutto ci hanno intitolato anche un proverbio.
Che poi non è vero che la curiosità ci uccide… la curiosità ci tiene in vita e ci permette di non annoiarci!
E poi, qualche volta sappiamo anche essere di aiuto ai nostri umani… come farebbe altrimenti, la mia umana, se ogni volta non le controllassi per filo e per segno il contenuto della borsa, prima di darle il via libera a uscire?
Davvero, non so proprio cosa farebbe senza di me, quella povera umana….

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Arma Letale

La mia umana non mi capisce.

Lei pensa solo a dormire quando ha voglia di dormire, mangiare quando ha voglia di mangiare, uscire quando ha voglia di uscire, ma io resto sempre qua.

E quando lei dorme io voglio giocare. Quando lei mangia anche io voglio mangiare quello che mangia lei, ma non posso. Quando esce vorrei uscire con lei, anche se i rumori la fuori sono forti e mi spaventano. Ma chissà, la fuori potrei finalmente imbattermi in un piccione, uno di quelli che vengono a sfottere davanti alla mia finestra, e allora si, allora si che gliela farei pagare cara!

E invece lei niente. La mattina appena albeggia dorme come un sasso, mentre io vorrei che si alzasse ad aprirmi la finestra, a lasciar entrare la luce, a lasciarmi ipnotizzata davanti al cielo che cambia (e ai maledetti piccioni che si risvegliano, con quel coro di cru cru così fastidioso !)

Vorrei che si alzasse a darmi da mangiare, ma quella è pigra, e prima di una certa ora niente. E anche quando si alza prima deve fare le sue cose in bagno, usare tutta quell’acqua, che a me piace – mi piace giocarci- ma a volte è troppo impellente il desiderio di vedere cosa succede fuori, nel mondo.

Ma lei questo non lo capisce. Lei che ci va, in giro per quel mondo,e a me mi ci porta solo chiusa dentro nel mio trasportino, con la testa che spunta ogni tanto, a sbirciare quel che accade (ma meglio così, la fuori ci sono delle cose spaventose da matti!)

Lei non capisce, e così io sono costretta a prendere seri provvedimenti.

Comincio a saltare sul letto, facendo attenzione ad atterrare con tutte e quattro le zampe sulla sua pancia, in modo da svegliarla ben bene. Oppure mi metto a rincorrermi la coda proprio sul letto, proprio sopra di lei. Oppure rosicchio qualcosa, facendo ben attenzione a fare rumore, perché so che le da fastidio che rovini le sue cose. Oppure tiro giù i panni stesi, facendo in modo di far schioccare le mollette, e poi le rincorro per casa, sbattendo qua e là.

Oppure miagolo, da sotto in su, come se mi stessero scannando. Come se un intero esercito di scannatori mi stesse per prendere. Come se avessi una fame blu e proprio, proprio non potessi aspettare più.

Devo dire però che la mia umana la prende con filosofia.

Non si è mai arrabbiata, neanche una volta. Neanche quando le ho strappato le tende e macchiato il tappeto. O quando le salto addosso togliendole il respiro,  quando miagolo in maniera penosa da svegliare l’intero vicinato (che lei odia perché ci tiene sveglie fino alle 4 di notte..perciò miagolare non serve: me lo lascia fare, anzi mi incoraggia).

Perciò io certe volte sono proprio costretta ad usare la temutissima, spiacevolissima, Arma Letale.

La famosissima “cacca in cassetta”. L’arma chimica per eccellenza.

Potete ben immaginare lo svolgimento della cosa, e la velocità con cui allora lei si alza, l’aria di una martire (non capisco perché, in fondo son cose naturali evvia!), per fare piazza pulita in men che non si dica e poi, visto che è in piedi, darmi finalmente quello che voglio!

No, lei non si arrabbia mai, anzi alla fine si alza ridendo ed ha sempre una buona parola per me: tranne quando mi chiama la “scassagatta”. Ma anche in quel caso, io lo so, ..lo fa per affetto.

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