3 anni vissuti …miciosamente!

La mamy ancora se lo ricorda, e a volte va a rivedersi le prime, primissime foto scattate quel giorno.

Io forse me lo ricordo un pò meno.. sapete, l’età.

Io, il primo giorno a casa con l'umana

Io, il primo giorno a casa con l’umana

Era il 19 agosto di 3 anni fa, e quel giorno la mamy è venuta a prendermi e mi ha portato a casa. A quella che da quel giorno sarebbe diventata la mia nuova casa. O una delle due, insomma.

Il giorno prima ero uno scricciolo di micina tutta pelle e ossa (e grandi grandi orecchie) che passava le sue giornate giocando con i fratellini, correndo dietro a mammagatta, e nascondendomi nel piatto della doccia di casa, il giorno dopo ero uno scricciolo di micina tutta pelle e ossa che si nascondeva sotto al camino in cantina di questa nuova, strana, umana, che ha poi preso il vizio – per mesi – di scendere a sedersi in divano con me, e passare le ore a fare leparole crociate… mentre io mi abituavo a lei. Alla sua presenza, alla sua voce, al suo odore, al suo passo.

E a tutte le altre cose che c’erano in quella grande casa (compresa la cana invadente!)

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Ancora oggi, mi è rimasta la fissa per le matite, sapete? Appena ne vedo una niente, la devo attaccare e sgranocchiare… da quei giorni la mamy non è più riuscita a fare le parole crociate… appena la vedo sedersi con quaderno e matita le devo saltare in braccio e basta.

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E guardate come “riempivo” bene la mia cuccetta… Ero proprio patatina, non trovate?

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Eh si, sono già passati 3 anni, ma quei primi giorni credo che la mamy non li dimenticherà mai…

Un anno vissuto superMiciosamente

Chi l’avrebbe mai detto: e’ già passato un annetto.

Eh si, cari a-mici, avete sentito bene: da queste parti la mia umana (non senza versare qualche lacrimuccia), si appresta ai grandi festeggiamenti per un anno esatto dal giorno in cui è venuta ad incontrarmi per la prima volta, si è innamorata perdutamente di me, e mi ha portata a casa.

Sulle prime, come ben sapete (altrimenti potete andare a leggere i miei primi post “dalla gatta-buia”), non sono stata molto felice di essere stata portata via dalla mamma micia e dai miei fratellini.. Tanto che tramavo la fuga. Ma poi il tempo e’ passato, passato, passato, e fra una crocchetta e una coccola, ha finito per passare anche lieve, tutto questo tempo.

E io, io mi sono abituata alla mia nuova casa, alla mia umana, alle mie cucce e ai giochini, alle pappe buone e alle stramberie di questa nuova, piccola, ma buona famiglia (li ho assaggiati di tanto in tanto, proprio con questi miei dentini, e ve lo confermo: non sono male…)

Intanto il tempo e’ passato, un anno esatto per la precisione! E i baffi dell’infanzia e i dentini da latte mi sono caduti, e tante avventure ho vissuto, con questa pazza umana che ogni tanto mi spaventa con le sue (doverose ma un tantino eccessive?) premure!

Insomma un anno e’ passato, ecco, e noi ci apprestiamo a festeggiare: un anno.

Un anno vissuto superMiciosamente!

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Non ci abbandonate… mai!

VACANZE-ESTIVE

Ogni tanto, ma soprattutto adesso che si avvicinano le vacanze estive, penso a quanto sono fortunata.
La mia umana mi tiene con sè, anche nel caldo afoso del nostro appartamentino, piuttosto che mollarmi da qualche parte, fosse anche nella casa più grande e più fresca dei suoi genitori.
La mia umana si fa 1000 e 1000 paranoie esagerate ad abbandonarmi per qualche giorno per andare in vacanza, ma se anche ci andasse, mi lascerebbe dai “nonni”, a farmi viziare e coccolare, o mi metterebbe in una bella pensione per gatti dove posso giocare e correre, anche se in una gabbia, e aspettarla con qualcuno che si occupa di me.
No, in effetti in una pensione non mi metterebbe mai se non essendoci proprio proprio costretta.

ma mai, mai, mai la mia umana mi abbandonerebbe come un giocattolo vecchio, sul ciglio della strada, perchè ha di meglio da fare.

Sono io il meglio da fare che ha, e quasi quasi ne sono fiera.

Ma il mio pensiero va sempre ai tani mici meno fortunati di me, a quelli che ancora sono in gattile, a quelli che forse non ne usciranno mai più, a quelli che sognano che i loro padroncini tornino a prenderli, o che vengano a portarli presto con sè sul Ponte dell’Arcobaleno. A quelli che si struggono di nostalgia e a quelli che perdono l’appetito, a quelli che non sanno cosa sia la vita in una casina tutta per sè, con una cuccia calda e il cibo nella ciotola, e i grattini del tuo umano sulla testa. E penso, penso ai mici che non ci sono più, vittime dell’indifferenza e della stupidaggine di certa gente.
Ci penso e non posso fare altro che pregare perchè siano felici, dovunque siano, o perchè lo diventino presto, prestissimo.