Allergia vattene via!

La mia umana è allergica.
A cosa, alle piante e ai pollini, vi chiederete voi? Alla polvere? Al cioccolato?
No, la mia umana è allergica a ME.

E per quanto mi sarebbe piaciuto, con il carattere di una volta (quando ancora volevo scappare via di qui e tornare dalla mia mamma gatta), poter ridere delle sue sofferenze, ora sta ragazza mi fa un pò pena.

Perchè sapete, lei mi vuole tanto bene che affronta stoicamente la sofferenza.
Da giorni ormai non respira più, non dorme più (e non fa dormire neanche me, che pur mi ostino – per farle un pò di compagnia perchè lo so che a lei fa piacere sentirmi vicina- a dormire accoccolata ai suoi piedi, sul letto). Continua a soffiarsi il naso, starnutisce da far tremare la mansardina (e far scappare i maledetti piccioni che si ostinano a raggrupparsi sul piccolo pezzo di tetto che vedo dalla mia finestra!), piange.

E io non so se piange perchè tutti continuano a dirle di mollarmi e lei ha orrore solo al pensiero, oppure ..boh.
Perchè gli umani piangono?
Non lo so, io le do sempre le mie testatine affettuose, e lei non si tira mai indietro. Non mi ha mai negato una coccola, una carezza, o un bacio, anche se poi torna a starnutire. E lo sa che sono io, che è a causa mia che sta così da giorni e giorni.
Ride anzi. Sarà scema?

Io sopporto con la sua stessa stoica determinazione anche le quotidiane operazioni di “contenimento”. Almeno questo glielo devo, visto come si è voltata stizzita e sdegnosa quando persino la sua mamma umana le ha consigliato di… “parcheggiarmi nell’altra casa per un pò”. Fino a che non le passava la fase acuta di allergia.
Ma lei ha risposto che l’allergia non è un cancro, e passerà, e che la mia casa è quella dove viviamo noi due…io e lei. La nostra mansardina. E che nell’altra casa (dove ho una bella taverna tutta per me, sia chiaro, che con questo caldo quasi quasi mi invoglia…) ci andrò a stare solo quando ci sarà anche lei.

gatti_toeletta_allergia_al_pelo

Oggi è andata in farmacia a comprare gli “antistacosici” (o come cavolo si chiamano), che dovrebbero aiutarla ad alzare le difese e quindi “abituarsi” all’allergia, e io so che lo ha fatto per me, solo per me, anche se non ha molti soldini da spendere e quelle medicine costano un pò. Ha guardato malissimo anche la farmacista, che le ha consigliato di “allontanare” il gatto per qualche tempo. L’ho vista che l’ha raccontato alle sue amiche gattare su Facebook.

Non lo so perchè ma ho provato orgoglio quando l’ho sentita, e così – dopotutto non mi costa poi molto – da quel giorno mi faccio spazzolare buona buona ogni giorno, anche un paio di volte al gorno, senza dire nulla. Sopporto con stoica determinazione che lei passi lo “spirapolvere” o come diamine si chiama l’aggeggio infernale, quasi ogni giorno, e che lavi e freghi e spruzzi e igienizzi ogni superficie, coperta e copertina su cui mi adagio.

E la notte, quando lei cerca di dormire e si gira e si rigira perchè non riesce a respirare, io veglio il suo sonno. Cerco di non respirare, non muovermi, non disturbarla, ma qualche volta è più forte di me… mi avvicino e l’annuso, per sentire se sta bene, e qualche volta le do una leccatina sulla fronte.

Del resto dicono che l’amore fa miracoli, perchè non può riuscire a immunizzarla allora.. contro l’allergia a me?

gatto_amore_fa_miracoli

Annunci

Sono una gatta fortunata

Sono una gatta fortunata perchè m’hanno regalato un sogno
sono fortunata perchè non c’è niente che ho bisogno
e quando viene sera e io sono con te
è andata come è andata la fortuna è di strusciarsi ancora…

gattabigia_gatta-fortunata

In effetti, dovrei andare cantando più spesso questa canzone, in giro per casa, alla mia umana.

Ci pensavo l’altro giorno… Mi capita a volte di leggere con la mia umana (che è sempre su Facebook a controllare cosa faccio) storie di mici tristi, di mici abbandonati, di mici che finiscono al gattile, e di mici che non ce la fanno, di mici che si lasciano andare e di mici che combattono fino all’ultimo respiro, di mici maltrattati, picchiati e disperati, di mici ammalati, di mici che non ci sono più.

Ci capita anche di leggere storie di mici fortunati, di mici amati, di mici che non ci sono più ma che ancora oggi vengono ricordati, di mici di casa e mici da giardino, di mici che possono correre liberi ma alla sera hanno un riparo, e del cibo nella ciotola, e qualche carezza. Di mici che hanno moltissime carezze, e fanno moltissime fusa.

Io a volte non capisco, ma forse è solo perchè la mia testolina di gatta è già piena di fusa e impegnata a studiare i 1000 modi per fare un sonnellino nella mia cuccia, o di scappare per dare la caccia a quei maledetti piccioni che scorazzano sul tetto, impudenti, davanti a me… però quando ci penso, quando ci penso davvero, non capisco.

Non capisco come fanno ad esserci umani buoni, come la mia, e umani cattivi, come quelli di cui leggo. Umani che non ci risparmiano una carezza, del buon cibo, un riparo caldo, la loro buffa compagnia, e umani che non ci risparmiano un calcio, un dispetto, un’aggressione.

Io non capisco, perchè noi gatti invece siamo tutti uguali: tutti sempre pronti ad amarli, questi umani, a credere in loro, ad avvicinarci alle loro mani tese, a sprecare una coccola, una testatina, a cercare le loro carezze con tutto il nostro corpo, a fidarci di loro.

Ma loro, gli umani, a volte ci tradiscono, e io non lo capisco. Ci abbandonano, dopo averci dato l cure che ci hanno tolto la vitalità del gatto di strada, e la capacità di poterci arrangiare da soli. Ci maltrattano e si dimenticano di noi, ci scaricano quando diamo fastidio, come se fossimo quei sacchi della pattumiera che escono a portare in strada, quando sono pieni.

Io non capisco, e quando non capisco mi volto a guardare la mia umana, quei suoi occhi marroni che sempre mi scrutano con affetto (a volte anche troppo insistenti, e mi svegliano quando sto dormendo). E lei, la mia mamma umana, che è venuta a prendermi un giorno e non mi ha lasciata più, che non mi lascia mai la ciotola vuota e mi rimpinza di leccornie, che non mi nega mai una carezza, una briciola della sua tavola, un sorriso… lei mi sorride e mi accarezza piano, mi posa un bacio sulla testolina, e ci guardiamo negli occhi in silenzio.

A volte vorrei dirle grazie, perché so io quanto sono fortunata. Ma poi la gurdo negli occhi e vedo come mi sorride, quasi a scusarsi per quelle cose che succedono, in quel mondo fuori dalle quattro mura, protette, in cui stiamo io e lei, e allora io so che anche lei SA. Sa che io so.

Allora mi volto, mi faccio grattare la pancia, le faccio le fusa.

E il mondo per noi resta un mondo bellissimo.