5 piccoli randagi in cerca di amore – Erba (CO) e dintorni

Ieri io e l’umana abbiamo ricevuto questo appello e subito condiviso su Facebook, ma vorremmo dargli più respiro e condividerlo con voi, e chiedervi di condividere anche voi, e guardarvi intorno se c’è qualcuno che conoscete che magari vuole prendere una di queste 5 piccole meraviglie.

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Abbiamo poche info, sappiamo solo che sono piccini, randagini (probabilmente accolti in casa da un anima pia che li svezzerà almeno) e che cercano casa. Si trovano a Merone, vicino ad Erba (Co), e per info potete chiamare Bruno al 339.8611935 o scrivere sulla bacheca della pagina Facebook: https://www.facebook.com/5piccolirandagi

Vi prego almeno condividete: non vi costa niente !

E guardatevi anche il vidddeo, sono di una tenerezza infinita: https://www.facebook.com/photo.php?v=551446624976806&set=vb.549938931794242&type=2&theater

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State attenti a cosa mangia il vostro gatto

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Ma stai a vedere che l’umana, che io ritenevo quasi solo utile per aprire le scatolette di tonno e pulire la lettiera una volta l giorno, mi ha pure salvato la vita.

Inconsapevolmente, fra l’altro.

E non sto parlando del destino di solitudine, e magari abbandono, che forse avrei patito in casa di chissà chi, o come quarto o quinto gatto di casa se fossi rimasta con la mamma e i miei fratellini, no. Non sto parlando dell’atto di profonda generosità e disinteresse (come lo chiama lei) per cui mi ha adottata e dato una nuova casa, di cui sono principessa.

Sto parlando di quel giorno che è scesa a buttare la spazzatura e io ho approfittato di quei pochi attimi di distrazione per ingoiarmi un metro e mezzo di filo di plastica dei sacchetti della pattumiera. CE li avete presenti?

Quelli con cui noi gatti ce l’abbiamo su a morte, e con cui ci divertiamo come pazzi a giocare. E che, manco a dirlo, se troviamo per caso incustoditi, perché scivolati fuori dal campo radar degli umani, magari staccatisi dal sacchetto dell’immondizia mentre escono di casa, ci ingoiamo con gran gusto. Come se fossero filetti di pesce.

Ecco, quegli apparentemente innocui fili di plastica sono delle trappole mortali che non ci lasciano scampo. Parola di veterinario.

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Ieri infatti l’umana è andata da delle amiche, che casualmente le hanno raccontato questa cosa, dicendole di stare attenta a che io non mi metta a mangiare fili troppo lunghi, spaghi, nastri di plastica o cose simili perché quei giochi così divertenti, maledetti, finiscono per attorcigliarsi al nostro stomaco, che è molto delicato e sensibile, facendoci morire di fame e peritonite, fra i dolori più atroci.

Sarà vero o saranno leggende metropolitane (come quelle della fatina delle crocchette, che ti porta le crocchette quando ti cadono i dentini da latte o i baffi), ma sta di fatto che quando è tornata a casa ieri l’umana era fuori di testa: pallida e spaventati sima, ha fato sparire tutti i fili dai sacchetti di plastica, anche quelli che ancora deve usare, e mi ha fatto una ramanzina che non ne potevo più.

A vederla così terrorizzata al pensiero di quello che avrebbe potuto succedermi (se con prontezza quel giorno non avesse afferrato gli ultimi 5 centimetri che mi stavo pappando e non avesse tirato fuori – tipo prestigiatore con i fazzoletti colorati- il restante metro e mezzo di filo di plastica!) quasi quasi mi viene tenerezza per questa mia umana che mi vuole così bene.

Ho detto QUASI.

In ogni caso, umani, assicuratevi di non lasciare in giro “incustoditi” quei succulenti fili nastri e spaghi…  e voi, a-mici che mi leggete, cercate di resistere ala tentazione, e piuttosto sfogatevi sgraffignando le mani del vostro umano preferito, o mangiucchiando le loro dita, o i loro oggetti preferiti, ma STATE LONTANI DAI NASTRI DI PLASTICA e  DALLO SPAGO!!

gatto

Debolezze di una gatta

Noi gatti siamo un pò tontoloni a volte, che dobbiamo farci.

Ma voi ci amate così, no? Esattamente come siamo.

Tontoloni, facili da distrarre, e anche facili da attrarre.

Che passiamo ore e ore e ore con il nasino all’insù, a guardare fuori dalla finestra, quando succede qualcosa di insolito.

Tipo dei grossi fiocchi bianchi di roba (??) che scendono dal cielo con quella ipnotica danza che hmmmm quanto ci viene voglia di corrergli dietro (Anche se fa un freddo da arricciare i baffi).

Che ci possiamo fare?

Siamo gatti 🙂

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Forse, forse..

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E adesso la “padroncina” se n’è uscita con questa idea bizzarra che sono cresciuta.

Che sono una gattina grande.

No, certo che non le do fastidio solo perchè occupo qualche centimetro in più ai piedi del letto (e quasi la copertina che un tempo mi arrotolava con mille giri, ora basta appena appena e se mi stiracchio o esce la testa o esce la coda…), o perchè adesso quando salto sue giù per le scale faccio un piccolo terremoto.

E nemmeno si lamenta del fatto che mangio più pappe: la mia ciotola è sempre bella piena, l’acqua cambiata almeno una volta al giorno.

e nemmeno che quando entro nella cassettina, anche li, omai da un pezzo la coda sporge sempre fuori (in questo modo lei sa sempre dove sono… ma fra il campanellino che mi ha messo e la vita in monolocale, non è poi così difficile sapere sempre dove sono…)

No, sono ancora la pannocchietta della mamma, la luce dei suoi occhi, ma sono cresciuta. E quando le gatte e i gatti crescono, mi ha spiegato, devono fare i bravi e andare dal veterinario.

così domani dovrò andare dal veterinaio, e sono un pò preoccupata. La mamma ogni tanto mi guarda spaventata, (e la cosa spaventa anche me).

Il veterinario dice che è una cosa da nulla, con qualche giorno di riposo e poi una lunga e felice vita davanti, senza i dolori di quando noi gatti andiamo in calore, che poi vogliamo sempre uscire da quste gabbie di case in cui ci chiudono. Senza il rischio di avere gattini che poi non sapremmo come gestire (dio sa che ci sono già abbastanza orfani in giro, e io sono stata una delle più fortunate gatte su questa terra, che ho una casa calda, una famiglia che mi ama mi coccola e mi vizia). Però allora perchè la mia padroncina è così triste, che un pò di tristezza viene anche a me?

Io di queste cose non so.. ma forse, forse avrei voluto vedere dei micini miei, provare a crescerli, e poi mandarli nel mondo..

Forse, forse, anche loro avrebbero potuto essere fortunati come me. E felici, come me.

Forse…

La Fata dei denti

Oggi mi e’ caduto un altro dentina. O meglio, sembrava tutta un’arcata ma.. Sono dettagli.
L’ho fatto cadere solo per far preoccupare ancora quella sciocca padroncina umana.

La prima volta che stavamo giocando, mi si e’ strappato un canino (peccato, era bello affilato!) impigliandosi nel suo maglione.

Credevo di aver finalmente raggiunto il mio obiettivo e di averle procurato un infarto.. Invece questa umana e’ più resistente di quel che pensassi e si e’ ripresa subito.

Adesso che ha capito che anche noi micetti perdiamo i denti come bambini, non si spaventa neanche più.

E li colleziona, quell’insensibile, come fossero trofei.

Vabeh vorrà dire che continuerò a affilarmi i dentini sulle sue matite preferite. In attesa del momento giusto per colpire.

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The Name Game

Quando sono nata, non avevo un nome.

Cioè, la mamma mi chiamava con un Miao, che andava bene sia per me che per le mie sorelle, perciò morta lì, nessuna di noi si è preoccupata tanto. Fino a che l’umana con cui vivevamo si è sognata di dare un nome a Oblò, mentre io e l’altra mia sorellina siamo rimaste Senzanome1 e Senzanome2.

Ovvero la Nera, e la Grigia.

E non ho mai capito perché quella sciocchina di Oblò invece ha avuto da subito un nome. Cioè, so che l’hanno chiamata Oblò perché era tutta grigia come me, ma sul muso aveva una macchia bianca come se avesse pucciato il muso nel latte e gli si fosse sbiancato, ma perché Oblò ha avuto il suo bel nome da subito, mentre io ho dovuto aspettare che arrivasse la tizia nuova, mi portasse via, e mi desse questo nome del cavolo??

Dopo 3 giorni me l’ha dato, come se ci volessero 3 giorni di attenta osservazione per uscirsene con quel cavolo di nome.

Muffin.

Cosa c’entro io con un Muffin. Ho forse una voglia di muffin tatuata sul muso, ho la forma di un muffin, il colore di un muffin, l’odore di un muffin, mi muovo come un muffin, ho il sapore di un muffin??

I nostri padroni umani spesso dimenticano che non siamo stupidi, solo perché siamo animali e non ci muoviamo, parliamo, sentiamo, pensiamo come loro. Noi abbiamo altri vantaggi: sensi acutissimi, una innata eleganza, e …pronto? Una cosa che si chiama “memoria genetica” che ci permette di sapere tutto da quando nasciamo. Che cos’è un cane, che odore ha, perché dobbiamo stargli lontane, oppure che cos’è un piccione e perché dobbiamo odiarlo, o ancora cos’è un topo, che odore ha, perché dobbiamo cacciarlo e portarlo come regalo ai nostri padroni umani… (loro lo adorano!)

Il resto poi ce lo racconta la mamma.

Si.. la mamma…

Beh, forse la mamma era impegnata a cacciare i piccioni il giorno che c’era la lezione sul muffin.. perché si è dimenticata di dirmelo, e poi non l’ho vista più e… poi…poi questa tizia che è arrivata, che ora insiste che la chiami mamma, non mi insegna le cose che mi insegnava la mamma e adesso io non so cosa fare … devo imparare tutto da sola…

E mi ritrovo con un nome del cavolo!

Promemoria per me stessa: googlare “muffin, significato”.

Cosa diavolo è un muffin, e si mangia??

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Il giorno più bello della mia vita

Il giorno più bello della mia vita è stato quando sono nata. O almeno credo.. Cioè sono nata, e questo lo so per certo, ma non mi ricordo molto, perché ero troppo piccola.

Era maggio, ma non so il giorno preciso, la mamma non me lo ha mai detto.

Però c’era un bel calduccio, dopo che mi sono accoccolata vicina vicina alla mamma assieme alle mie sorelline, e c’era l’odore del latte, e mi batava allungarmi un po’ per poterne mangiare quanto volevo, e poi la mamma era sempre buona con noi, ci leccava a turno e ci teneva pulite, ci teneva strette strette fra le sue zampe e noi eravamo al caldo e al sicuro.

Poi che sono cresciuta, qualche volta c’era caldo, ma non è mai più stato così. Abbiamo imparato tante cose, e la mamma ogni tanto ci faceva le coccole, ma ogni tanto ci lasciava anche da sole per andare a fare qualcuno dei suoi giri, e noi dovevamo cavarcela.

Poi un giorno io sono andata via, e la mamma non l’ho vista più.

E allora adesso mi chiedo se troverò mai un altro posto così caldo, e con l’odore della mamma, se tornerò mai dalla mia mamma e lei mi riprenderà ancora fra le sue zampe… o se si è già dimenticata di me.

È per questo che ho architettato il Piano.

Per tornare dalla mamma.

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