Compere

L’umana egoista è uscita anche stamattina, mollandomi qui da sola. E’ andata a fare compere, dice, ma io ho ispezionato attentissimamente la borsa… e per me non c’era niente!

Grrrr.. neanche un crocco… questa umana non fa il suo dovere.

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Umana, stai battendo la fiacca

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Anche l’umana sembra risentire di questo caldo afoso che non ci vuole mollare.
mentre io pascolo bellamente per l’appartamento, lasciandomi andare in ogni angolo a qualche leggera dormita (i miei preferiti: la scala di ferro, le piastrelle della doccia), anche l’umana batte la fiacca.

e invece di cambiarmi l’asciugamano umido che mi fa da copertina (a volte, quando me la mette addosso a tradimento) se ne sta lì a farmi le sue sciocche foto.

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e io schiatto di caldo.

ma si può??

Metti una sera con un filo di arietta..

Questa galleria contiene 11 immagini.

….e lagattabigia che si mette sul suo tiragraffi a guardare fuori da quello spiraglio di finestra che l’umana, preoccupata che salti sul tetto e scappi via per non tornare più, le lascia aperto ogni tanto, sotto attenta osservazione… che cosa può succedere alla Gattabigia, se non di assumere pose da vera gatta fashion e bellissima… … Continua a leggere

State attenti a cosa mangia il vostro gatto

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Ma stai a vedere che l’umana, che io ritenevo quasi solo utile per aprire le scatolette di tonno e pulire la lettiera una volta l giorno, mi ha pure salvato la vita.

Inconsapevolmente, fra l’altro.

E non sto parlando del destino di solitudine, e magari abbandono, che forse avrei patito in casa di chissà chi, o come quarto o quinto gatto di casa se fossi rimasta con la mamma e i miei fratellini, no. Non sto parlando dell’atto di profonda generosità e disinteresse (come lo chiama lei) per cui mi ha adottata e dato una nuova casa, di cui sono principessa.

Sto parlando di quel giorno che è scesa a buttare la spazzatura e io ho approfittato di quei pochi attimi di distrazione per ingoiarmi un metro e mezzo di filo di plastica dei sacchetti della pattumiera. CE li avete presenti?

Quelli con cui noi gatti ce l’abbiamo su a morte, e con cui ci divertiamo come pazzi a giocare. E che, manco a dirlo, se troviamo per caso incustoditi, perché scivolati fuori dal campo radar degli umani, magari staccatisi dal sacchetto dell’immondizia mentre escono di casa, ci ingoiamo con gran gusto. Come se fossero filetti di pesce.

Ecco, quegli apparentemente innocui fili di plastica sono delle trappole mortali che non ci lasciano scampo. Parola di veterinario.

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Ieri infatti l’umana è andata da delle amiche, che casualmente le hanno raccontato questa cosa, dicendole di stare attenta a che io non mi metta a mangiare fili troppo lunghi, spaghi, nastri di plastica o cose simili perché quei giochi così divertenti, maledetti, finiscono per attorcigliarsi al nostro stomaco, che è molto delicato e sensibile, facendoci morire di fame e peritonite, fra i dolori più atroci.

Sarà vero o saranno leggende metropolitane (come quelle della fatina delle crocchette, che ti porta le crocchette quando ti cadono i dentini da latte o i baffi), ma sta di fatto che quando è tornata a casa ieri l’umana era fuori di testa: pallida e spaventati sima, ha fato sparire tutti i fili dai sacchetti di plastica, anche quelli che ancora deve usare, e mi ha fatto una ramanzina che non ne potevo più.

A vederla così terrorizzata al pensiero di quello che avrebbe potuto succedermi (se con prontezza quel giorno non avesse afferrato gli ultimi 5 centimetri che mi stavo pappando e non avesse tirato fuori – tipo prestigiatore con i fazzoletti colorati- il restante metro e mezzo di filo di plastica!) quasi quasi mi viene tenerezza per questa mia umana che mi vuole così bene.

Ho detto QUASI.

In ogni caso, umani, assicuratevi di non lasciare in giro “incustoditi” quei succulenti fili nastri e spaghi…  e voi, a-mici che mi leggete, cercate di resistere ala tentazione, e piuttosto sfogatevi sgraffignando le mani del vostro umano preferito, o mangiucchiando le loro dita, o i loro oggetti preferiti, ma STATE LONTANI DAI NASTRI DI PLASTICA e  DALLO SPAGO!!

gatto

Sono una gatta fortunata

Sono una gatta fortunata perchè m’hanno regalato un sogno
sono fortunata perchè non c’è niente che ho bisogno
e quando viene sera e io sono con te
è andata come è andata la fortuna è di strusciarsi ancora…

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In effetti, dovrei andare cantando più spesso questa canzone, in giro per casa, alla mia umana.

Ci pensavo l’altro giorno… Mi capita a volte di leggere con la mia umana (che è sempre su Facebook a controllare cosa faccio) storie di mici tristi, di mici abbandonati, di mici che finiscono al gattile, e di mici che non ce la fanno, di mici che si lasciano andare e di mici che combattono fino all’ultimo respiro, di mici maltrattati, picchiati e disperati, di mici ammalati, di mici che non ci sono più.

Ci capita anche di leggere storie di mici fortunati, di mici amati, di mici che non ci sono più ma che ancora oggi vengono ricordati, di mici di casa e mici da giardino, di mici che possono correre liberi ma alla sera hanno un riparo, e del cibo nella ciotola, e qualche carezza. Di mici che hanno moltissime carezze, e fanno moltissime fusa.

Io a volte non capisco, ma forse è solo perchè la mia testolina di gatta è già piena di fusa e impegnata a studiare i 1000 modi per fare un sonnellino nella mia cuccia, o di scappare per dare la caccia a quei maledetti piccioni che scorazzano sul tetto, impudenti, davanti a me… però quando ci penso, quando ci penso davvero, non capisco.

Non capisco come fanno ad esserci umani buoni, come la mia, e umani cattivi, come quelli di cui leggo. Umani che non ci risparmiano una carezza, del buon cibo, un riparo caldo, la loro buffa compagnia, e umani che non ci risparmiano un calcio, un dispetto, un’aggressione.

Io non capisco, perchè noi gatti invece siamo tutti uguali: tutti sempre pronti ad amarli, questi umani, a credere in loro, ad avvicinarci alle loro mani tese, a sprecare una coccola, una testatina, a cercare le loro carezze con tutto il nostro corpo, a fidarci di loro.

Ma loro, gli umani, a volte ci tradiscono, e io non lo capisco. Ci abbandonano, dopo averci dato l cure che ci hanno tolto la vitalità del gatto di strada, e la capacità di poterci arrangiare da soli. Ci maltrattano e si dimenticano di noi, ci scaricano quando diamo fastidio, come se fossimo quei sacchi della pattumiera che escono a portare in strada, quando sono pieni.

Io non capisco, e quando non capisco mi volto a guardare la mia umana, quei suoi occhi marroni che sempre mi scrutano con affetto (a volte anche troppo insistenti, e mi svegliano quando sto dormendo). E lei, la mia mamma umana, che è venuta a prendermi un giorno e non mi ha lasciata più, che non mi lascia mai la ciotola vuota e mi rimpinza di leccornie, che non mi nega mai una carezza, una briciola della sua tavola, un sorriso… lei mi sorride e mi accarezza piano, mi posa un bacio sulla testolina, e ci guardiamo negli occhi in silenzio.

A volte vorrei dirle grazie, perché so io quanto sono fortunata. Ma poi la gurdo negli occhi e vedo come mi sorride, quasi a scusarsi per quelle cose che succedono, in quel mondo fuori dalle quattro mura, protette, in cui stiamo io e lei, e allora io so che anche lei SA. Sa che io so.

Allora mi volto, mi faccio grattare la pancia, le faccio le fusa.

E il mondo per noi resta un mondo bellissimo.

Incomprensibilità da umani

La mia umana a volte fa delle cose piuttosto strane, che io proprio non capisco, nemmeno se sto dei minuti interi a pensarci.
Nel locale che chiama “bagno“, ad esempio… Ci passa delle ore.
Sta nel parco giochi (che lei chiama “doccia“) per dei quarti d’ora interi, lasciandomi fuori ad aspettare (perché io sono educata e aspetto, la coda ben arrotolata lo sguardo fermo) che abbia finito i suoi comodi.
Eppure sa che mi piace entrare a bagnarmi le Zampette, ad ispezionare lo strato d’acqua residua…
Ma lei niente, alla fine asciuga pure tutto. Per farmi dispetto, ne sono sicura.

E al mio abbeveratoio personale? Passa le ore.. A spalmarsi robe dal l’odore disgustoso o a lavarsi o a fare mille altre cose guardandosi in quello specchio.. Ma a fare dico io?
Si lava e rilava e rilava con l’acqua (non la beve neanche! mi vengono i brividi solo a pensarci.. tutta quell’acqua, acqua dappertutto…) si immerge nell’acqua mille e mille volte.. Ma non lo sanno gli umani che basta una passata fatta bene con le zampone bagnate, o una leccatina di bellezza, per sistemare tutto?
Voglio dire, basta guardare me.. Che nel pelo folto e lucido.. E non passo tutte quelle ore all’abbeveratoio! (Che lei chiama “lavandino“) Ogni tanto mi ci ficco sotto, ma per il puro scopo e intento di capire da dove accidenti arriva tutta quell’acqua!

Però lo devo ammettere… a volte non è mica csì male lasciarsi scorrere un filo d’acqua, giusto un filo, sui lati del musetto e magari un pò fra le orecchie… è una sensazione di goduria proibita, come se stessi facendo qualcosa di strano ma piacevole… oddio. Non starò mica diventando sciocca come l’umana!!??

E gli asciugamani e i tappeti? Pensiamo agli asciugamani e ai tappeti, belli fragranti e caldi… Proprio sul più bello che hanno preso il mio odore a furia di sdraiarmici, lei li cambia e li lava!
E io devo ricominciare daccapo.

Come dice la mia umana: Robb de matt..

È dura, credetemi, la vita in questa casa, con un’umana stramba, che non mi capisce….

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La curiosità…

Noi gatti si sa, siamo curiosi.
Non vedo perchè farne una tragedia, dopotutto ci hanno intitolato anche un proverbio.
Che poi non è vero che la curiosità ci uccide… la curiosità ci tiene in vita e ci permette di non annoiarci!
E poi, qualche volta sappiamo anche essere di aiuto ai nostri umani… come farebbe altrimenti, la mia umana, se ogni volta non le controllassi per filo e per segno il contenuto della borsa, prima di darle il via libera a uscire?
Davvero, non so proprio cosa farebbe senza di me, quella povera umana….

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Arma Letale

La mia umana non mi capisce.

Lei pensa solo a dormire quando ha voglia di dormire, mangiare quando ha voglia di mangiare, uscire quando ha voglia di uscire, ma io resto sempre qua.

E quando lei dorme io voglio giocare. Quando lei mangia anche io voglio mangiare quello che mangia lei, ma non posso. Quando esce vorrei uscire con lei, anche se i rumori la fuori sono forti e mi spaventano. Ma chissà, la fuori potrei finalmente imbattermi in un piccione, uno di quelli che vengono a sfottere davanti alla mia finestra, e allora si, allora si che gliela farei pagare cara!

E invece lei niente. La mattina appena albeggia dorme come un sasso, mentre io vorrei che si alzasse ad aprirmi la finestra, a lasciar entrare la luce, a lasciarmi ipnotizzata davanti al cielo che cambia (e ai maledetti piccioni che si risvegliano, con quel coro di cru cru così fastidioso !)

Vorrei che si alzasse a darmi da mangiare, ma quella è pigra, e prima di una certa ora niente. E anche quando si alza prima deve fare le sue cose in bagno, usare tutta quell’acqua, che a me piace – mi piace giocarci- ma a volte è troppo impellente il desiderio di vedere cosa succede fuori, nel mondo.

Ma lei questo non lo capisce. Lei che ci va, in giro per quel mondo,e a me mi ci porta solo chiusa dentro nel mio trasportino, con la testa che spunta ogni tanto, a sbirciare quel che accade (ma meglio così, la fuori ci sono delle cose spaventose da matti!)

Lei non capisce, e così io sono costretta a prendere seri provvedimenti.

Comincio a saltare sul letto, facendo attenzione ad atterrare con tutte e quattro le zampe sulla sua pancia, in modo da svegliarla ben bene. Oppure mi metto a rincorrermi la coda proprio sul letto, proprio sopra di lei. Oppure rosicchio qualcosa, facendo ben attenzione a fare rumore, perché so che le da fastidio che rovini le sue cose. Oppure tiro giù i panni stesi, facendo in modo di far schioccare le mollette, e poi le rincorro per casa, sbattendo qua e là.

Oppure miagolo, da sotto in su, come se mi stessero scannando. Come se un intero esercito di scannatori mi stesse per prendere. Come se avessi una fame blu e proprio, proprio non potessi aspettare più.

Devo dire però che la mia umana la prende con filosofia.

Non si è mai arrabbiata, neanche una volta. Neanche quando le ho strappato le tende e macchiato il tappeto. O quando le salto addosso togliendole il respiro,  quando miagolo in maniera penosa da svegliare l’intero vicinato (che lei odia perché ci tiene sveglie fino alle 4 di notte..perciò miagolare non serve: me lo lascia fare, anzi mi incoraggia).

Perciò io certe volte sono proprio costretta ad usare la temutissima, spiacevolissima, Arma Letale.

La famosissima “cacca in cassetta”. L’arma chimica per eccellenza.

Potete ben immaginare lo svolgimento della cosa, e la velocità con cui allora lei si alza, l’aria di una martire (non capisco perché, in fondo son cose naturali evvia!), per fare piazza pulita in men che non si dica e poi, visto che è in piedi, darmi finalmente quello che voglio!

No, lei non si arrabbia mai, anzi alla fine si alza ridendo ed ha sempre una buona parola per me: tranne quando mi chiama la “scassagatta”. Ma anche in quel caso, io lo so, ..lo fa per affetto.

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